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GDPR: Come Distinguere Comunicazione e Diffusione dei Dati Personali per Evitare Sanzioni e Superare le Prove d'Esame

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Oggi facciamo un approfondimento su una questione chiave che a volte crea confusione nella gestione dei dati personali, la differenza tra comunicazione e diffusione.

È importante capirla bene vero? Per chiunque tratti dati per essere in regola con GDPR normativa italiana assolutamente guarda non è una questione di lana caprina implicazioni illegali operative concrete e anche sanzionatorie non dimentichiamolo è proprio un pilastro della tutela dei diritti delle persone bene allora partiamo dalle basi dalle definizioni cosa dice la legge il codice privacy italiano giusto esatto l'articolo due terzi del codice ci guida la comunicazione dice è il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati.

Il punto chi comunica sa esattamente o comunque può identificare precisamente chi sono I destinatari pensa a soggetti specifici esterni. Quindi l'invio I dati dei miei dipendenti al consulente del lavoro per le paghe. Lì il destinatario è ben determinato. E lui. Quella è comunicazione.

Proprio così. Un caso perfetto di comunicazione e spesso, come dici, c'è pure una nomina al responsabile del trattamento, articolo 28 GDPR. Ok, e la diffusione invece. La diffusione, sempre secondo l'articolo 2 terre, è il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, indeterminati, in qualunque forma, anche semplicemente mettendoli a disposizione online rendendoli consultabili. Ah ecco, quindi Indeterminatezza è la parola chiave qui. Come, non so, pubblicare una graduatoria su un sito web aperto a tutti. Esattamente.

Lì il destinatario è una platea generica, non identificabile a priori, chiunque può vederla. Capito e quali sono le differenze pratiche diciamo più importanti tra queste due al di là della definizione beh ce ne sono almeno tre fondamentali la prima l'abbiamo detta il destinatario determinato nella comunicazione indeterminato nella diffusione. E questa è una differenza qualitativa, non solo quantitativa. Certo.

Il controllo.

Nella comunicazione il titolare, cioè chi invia I dati, mantiene un certo grado di controllo, magari con contratti specifici come la nomina responsabile. Esatto, può dare istruzioni, verificare. Appunto.

Con la diffusione, invece, una volta che il dato è reso pubblico, beh, il controllo si perde quasi del tutto. È là fuori. Capisco. E la terza differenza?

Immagino riguardi quando si può fare l'uno all'altra cosa. La base giuridica. Precisamente.

La base giuridica come prevista dall'articolo 6 del GDPR.

La comunicazione è un trattamento diciamo più normale, spesso si basa su obblighi di legge, contratti, a volte il legittimo interesse o il consenso. La diffusione invece è vista con molto più sfavore dal legislatore è considerata più rischiosa.

Infatti l'articolo 2 ter del codice richiede quasi sempre una specifica norma di legge o di regolamento che la preveda espresso quindi non basta il consenso dell'interessato per diffondere I dati raramente proprio perché I destinatari sono indeterminati e gli usi futuri imprevedibili è difficile ottenere un consenso che sia davvero libero specifici coinformato e inequivocabile, come vuole il GDPR, quindi sì, la diffusione lecita è quasi sempre legata a un obbligo normativo, è un'eccezione.

Molto chiaro, e questo si riflette anche sulle misure di sicurezza presumo. Ovviamente il rischio associato alla diffusione è intrinsecamente più alto, quindi spesso serve una valutazione di impatto sulla protezione dei dati, la dipia, più attenta, più severa e misure di sicurezza tecniche organizzative rafforzate.

E per certi dati ancora di più immagino sì per I dati particolari quelli che una volta chiamavamo sensibili salute opinioni politiche dati biometrici genetici l'articolo 2 septis del codice privacy pone un divieto di diffusione quasi assoluto. Quasi assoluto. Ci sono eccezioni. Pochissime.

Ammessa solo se prevista da una norma di legge per motivi di interesse pubblico rilevante ben specificare.

Il garante della privacy sanziona spesso di fusioni illecite specialmente purtroppo di dati sulla salute pubblicati magari in elenchi online per errore o leggerezza ok facciamo qualche altro esempio concreto per fissare l'idea Comunicazione versus diffusione.

Certo. Allora, comunicazione è: un sito di ecommerce che dà l'indirizzo del cliente al corriere per la spedizione. Destinatario determinato. Il Corriere usato oppure un comune che comunica ai dati dei residenti all'ASL per campagne vaccinali obbligatorie sempre destinatari specifici chiaro e una diffusione lecita l'esempio della graduatoria di un concorso pubblico pubblicata sul sito dell'ente ma attenzione solo se una legge o un regolamento sulla trasparenza lo impone specificamente.

Ok.

Invece, esempi di diffusione illecita, quelli da evitare assolutamente. Purtroppo ne capitano, una palestra che magari pubblica su Facebook o in bacheca I nomi dei soci che non hanno pagato la quota, grave. Gravissimo oppure un laboratorio analisi che per un errore tecnico rende I referti medici accessibili online senza protezione adeguata in questi casi manca la base giuridica la platea è indeterminata il danno potenziale enorme bene Mi sembra che il punto centrale sia cristallino. La differenza ruota tutta attorno alla determinatezza o indeterminatezza di chi riceve I dati. Sembra sottile, ma non lo è affatto. Proprio così non è un tecnicismo è un concetto fondamentale capirlo è davvero il primo passo per trattare I dati in modo lecito sicuro scegliendo la base giuridica corretta le misure adeguate ignorarlo beh espone a rischi seri e questo ci porta a una riflessione finale magari per chi ci asporta questa distinzione che sulla carta è netta nella pratica quotidiana soprattutto digitale quanto è facile che una comunicazione magari pensata per pochi scivoli inavvertitamente in una diffusione accessibile a molti penso a un'email inoltrata troppe volte a un link condiviso male è un punto cruciale davvero Il rischio di sconfinamento è reale. E quindi quali contromisure diventano essenziali? Tecniche organizzative? Guarda, è un mix. Serve sicuramente formazione continua alle persone che devono capire I rischi. Servono policy chiare su come usare gli strumenti come condividere le informazioni ma poi servono anche controlli tecnici gestione attenta dei permessi di accesso sistemi che magari tracciano chi accede a cosa forse anche tecnologie di data lost prevention in certi contesti. La consapevolezza da sola non basta, deve diventare pratica operativa e tecnologica.

Temi importantissimi e spesso tra l'altro sono proprio questi punti su cui si viene valutati in concorsi pubblici o esami che riguardano la materia assolutamente sì a questo proposito per chi volesse mettersi alla prova magari su queste distinzioni o altri argomenti correlati segnaliamo una risorsa utile la piattaforma esercitati Omniavis punto it ah sì la conosco è uno strumento interessante pensato proprio per allenarsi in autonomia ci sono centinaia di tracce sia per prove scritte che orali che simulano proprio l'esperienza d'esame esatto e il bello è come funziona e tu provi a svolgere la traccia e poi un sistema di intelligenza artificiale ti dà una correzione con consigli specifici per migliorare addirittura una valutazione da una commissione virtuale e hai ho visto proprio così e c'è un'altra cosa utile in base alla traccia che hai svolto ti vengono proposte delle audio pillole formative brevi mirate un po come questa nostra chiacchierata proprio sul tema specifico della prova un modo innovativo per ripassare e consolidare direi Quindi per chi è interessato l'indirizzo è Esercitati.

Omniavis.it perfetto grazie mille per questa spiegazione chiarissima grazie a te alla prossima

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